Altrove, Còre, Nord-est

Giulio

tagliamento

 

Il mio nonno putativo Giulio Livolsi, negli ultimi anni, stava sempre seduto sul cornicione di un bar, davanti al negozio di alimentari che ha tenuto aperto per tutta la vita insieme al fratello Silvano.
Io passavo con la bicicletta, mi sedevo vicino a lui, e parlavamo.

Quando ero piccola andavamo sempre da lui a comprare tutto, e in particolare il San Daniele. Una volta lui ha messo le mani sul bancone e io gli ho detto: «Giulio, ma perché ti manca un dito?» e lui: «Mi hanno torturato, bambina.»

Giulio quando ero più grande mi ha spiegato molte cose: cosa vuol dire decimazione, deportazione, amore.
E gli dicevo: «Giulio, perché non ti fai riprendere? Per favore. Porto una telecamera così rimane tutto quello che mi dici.»
E lui: «No no! Perché se mi scappa un sacramento e finisco in televisione non va bene. No. E poi son cose riservate. Un giorno tirerò fuori il mio diario. Un giorno sì. Adesso non sono pronto.»

Non si ricordava mai cosa studiavo. Quando gli dicevo “Filosofia” lui rispondeva «Sacramento! Con un papà medico. Ma io dico. Filosofia falla in tagliamento, vai a raccogliere le piere!»

Giulio è morto il giorno della mia laurea e oggi, anche se sono lontana, è come se stessi seduta su quel cornicione.

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