Còre, Nord-est, Pagina 26

Pagina 26, decima: «Con una moglie si hanno preoccupazioni, con una che non è moglie è peggio ancora.»

La mia immagine per la fine dei libri è sempre la stessa, è un ricordo che mi sono costruita in adolescenza: io, d’estate, che rimango ferma con il libro chiuso sulla pancia e cerco di ripercorrere mentalmente le ultime pagine pensando a che facevo durante le prime. Ovviamente ci sono state anche fini diverse, fini vicine agli inizi, come Bassotuba non c’è che lessi in un pomeriggio, stesa su un prato in primavera inoltrata, rosa dalla gelosia e con il bisogno forte di una voce amica come quella di Nori. (Che colpo abbiamo preso per Paolo Nori, caro come pochi, e quanto lo pensiamo ancora e sempre, non serve dire).

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Di tutte le fini, rimanere interdetta una volta spento (non chiuso: spento) Anna Karenina è stata una sensazione inedita e pazzesca. Mille pagine sono durate un mese e mezzo, nei ritagli di tempo e nei viaggi in treno, di notte e la mattina prestissimo, e sono scivolate veloci come non mi era mai successo coi mattoni russi. Di come il formato elettronico mi sia stato propizio in questo ho già parlato altrove, ma un’altra cosa che mi è stata utile dopo la fine sono i ritagli: rileggere le frasi che avevo evidenziato nel libro mi hanno riportata con precisione sorprendente ai momenti in cui le ho lette la prima volta, spesso e volentieri a letto o nel trenino per andare a lavoro. Per questa ragione non ho scritto pagine 26 ultimamente: stavo leggendo come sempre, ma una cosa lunghissima in cui le pagine non c’erano (ho anche pensato di calcolare dalla percentuale il numero di pagine, ma sono morta di noia ancora prima di iniziare). Ho pensato dunque che ora, che non ho più quell’opera gigante a farmi compagnia e sento una solitudine interiore fortissima, le frasi che mi hanno più colpita faranno la pagina 26.

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Dovrei dire cosa ne penso, ma non credo di averne molta facoltà. È geniale e terribile, e tutti dovrebbero leggerlo e rifletterci molto (proprio come per l’affine Sonata a Kreutzer). Io penso che lo farò per i prossimi mesi e anni. Altro non riesco a dire; lasciamo parlare Leone.

“«Amare chi ti odia, sì; ma amare quelli che tu odi non si può! »”

“«Ho sentito che le donne amano certi uomini per i loro vizi», cominciò Anna «ma io lo odio per la sua virtù. Io non posso vivere con lui. Capiscimi, il suo aspetto ha un’azione fisica su di me, mi riduce fuori di me. Non posso, non posso vivere con lui. Cosa devo mai fare? Ero infelice e pensavo che non si potesse essere più infelici, ma lo stato orribile che sperimento adesso non potevo immaginarmelo. Ci credi che io, sapendo che egli è buono, ottimo, che io non valgo una sua unghia, tuttavia lo odio? Lo odio per la sua magnanimità. E non mi rimane nulla, eccetto…»”

“La bella balia, che serviva da modello a Vrònskij per la testa d’un suo quadro, era l’unico dolore segreto nella vita di Anna. Vrònskij, dipingendola, ammirava la sua bellezza e medievalità, e Anna non osava confessarsi che aveva paura di essere gelosa di quella balia, e perciò carezzava e viziava particolarmente e lei, e il suo piccolo figlio.”

“Non si può proibire a un uomo di farsi una gran bambola di cera e baciarla. Ma se quest’uomo con la bambola venisse e si sedesse dinanzi a un innamorato e si ponesse a carezzare la sua bambola, come l’innamorato carezza colei che ama, all’innamorato questo dispiacerebbe.”

“La contessa Lìdija Ivànovna aveva cessato da lungo tempo di essere innamorata del marito, ma da allora non aveva mai cessato d’essere innamorata di qualcuno. Le accadeva d’essere innamorata di parecchi insieme, e di uomini, e di donne; le accadeva d’essere innamorata di tutte le persone che si distinguevano in qualche modo. Era stata innamorata di tutte le nuove principesse e dei principi che s’imparentavano con la famiglia dello zar; era stata innamorata d’un metropolita, di un suffraganeo e di un prete; era stata innamorata d’un giornalista, di tre slavi, di Komisàrov; d’un ministro, d’un dottore, d’un missionario inglese e di Karénin.”

“«Con una moglie si hanno preoccupazioni, con una che non è moglie è peggio ancora.»”

“«No, lo sento e particolarmente adesso: tu sei colpevole se le cose non vanno come vorrei. Lavoro così, alla leggera. Se potessi amare tutta quest’opera come amo te… invece negli ultimi tempi faccio tutto come una lezione assegnata.»”

“«L’uomo deve essere virile» disse Oblònskij, aprendo il portone.
«Cioè cosa, andare a fare la corte alle campagnole?» domandò Lévin.
«E perché non farlo, se è una cosa allegra? Ça ne tire pas à conséquence. Mia moglie per questo non starà peggio, e io mi divertirò. La cosa principale è conservare il sacrario della casa, che in casa non ci sia nulla. E le mani non te le legare.»”

“Come in generale non di rado le donne irreprensibilmente morali, stanche dell’uniformità della vita morale, ella da lontano non solo scusava l’amore colpevole, ma l’invidiava perfino.”

“«N’est-ce pas immoral? » essa disse soltanto, dopo essere stata un poco zitta.
«Perché? Pensa, io ho la scelta fra le due: o essere incinta, cioè malata, o essere l’amico, il compagno di mio marito» disse Anna, con un tono scientemente superficiale e leggero.”

“Un sentimento tormentoso, simile a quella stizzosa impotenza che provi in sogno quando vuoi usare la forza fisica.”

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