Còre, Rumore

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore

Ho già detto che sono l’anima della festa, non vi stupirà dunque sapere che la canzone che mi ha accompagnato per tutto il 2012 parla di morte. Avrei potuto parlarne ieri, avrei potuto parlarne in tutti i giorni del 2012; avrei potuto esordire con sì, so che è una cover, infatti amo molto Brassens, lo stesso dicasi per Le passanti; avrei potuto condividere questa canzone su Facebook con una frasetta ironica in testa; avrei potuto schiaffarla sulla pagina di un gruppo musicale che canta «We just wanna die» e m’infastidisce. Avrei potuto fare tante cose con questa canzone: ho preferito rimanere sola con lei, e cantarla per strada. Per me è la salita di via Giolitti e il passo preciso e un po’ ansante con cui ho cercato di arrivare ai bassi di De André.

Cose che mi hanno confortata in questa canzone: sottolineare come sia facile parlare della morte senza ragione, invocarla senza mai metterla in atto, tanto per fare i gradassi. La morte è qualcosa di cui non si smette mai di appropriarsi, soprattutto se non la si è vista da vicino. E l’ironia perfetta che mi ha portata ad ascoltare per tutto lo scorso anno questo pezzo chiedendomi quale fosse il segreto di frasi così nette e ferocemente dissacranti. Ridere della morte come unica attestazione sincera della sua esistenza – l’altra canzone dello scorso anno, non a caso, è stata Il testamento: “ed è per questo che io mi onoro di consegnarle la vanga d’oro”. E poi gli ideali, gli ideali: quanti tavolini di bar sono stati il centro della rivoluzione, solo nel 2012…

La scorsa estate ho visitato Erto e Casso, i due paesi devastati dalla tragedia del Vajont. Il cimitero dei due paesi è l’ultima linea umana prima dello strapiombo della montagna, ma c’è comunque un inspiegabile cancello con delle scalette ricavate dalla parete del monte, per chi volesse arrivare non si sa dove. Proprio lì accanto una montagna grigia è quello che resta dell’inondazione: tutta la ghiaia e il fango spostati dallo tsunami di mano umana si sono solidificati e sono rimasti lì.

Sulla diga ho trovato una lapide che diceva:
Diga funesta
per negligenza
e sete d’oro altrui
persi la vita
che insepolta resta.

Andandomene ho riascoltato Morire per delle idee, come ho fatto per il resto dell’anno.

Morire per delle idee, l’idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perché chi ce l’aveva, una folla di gente,
gridando “viva la morte” proprio addosso mi è caduta.

Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta, va be’
ma di morte lenta.

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all’altro mondo bighellonando un poco
perché forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.

Ora se c’è una cosa amara, desolante
è quella di capire all’ultimo momento
che l’idea giusta era un’altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant’anni almeno.

Morire per delle idee, sarà il caso di dirlo,
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon Matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta, va be’,
ma di morte lenta.

A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello, ma per quali?

E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa “speriamo bene che arrivino in ritardo”
moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta, va be’,
ma di morte lenta.

E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c’è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.

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