Còre, Da lontano, Memorie di borgata, Nord-est, Testaccia mia, boccaccia mia

The great beyond

I’m pushing an elephant up the stairs
I’m tossing up punch lines that were never there
Over my shoulder a piano falls
Crashing to the ground
I’m breaking through
I’m bending spoons
I’m keeping flowers in full bloom
I’m looking for answers from the great beyond

Il cielo era completamente bianco, tre anni fa: oggi ci sono delle nuvole lunghe e sfilacciate che rendono meno accecante il grigiore.

La mia prima parola dopo che mio zio Umberto mi ha detto «è andato» è stata «cazzo». Ero in pigiama. Poi si sono svegliati i ragazzi, anche a loro l’ha detto lo zio. Mio zio ha un’eleganza e una freddezza d’altri tempi: un Humphrey Bogart che fuma il sigaro, guida macchinoni, fa il chirurgo ed è campione di bridge. Sono stata felice di sentirmelo dire da lui, che ha svelato un’umanità inedita ma senza fronzoli. Non avrei sopportato sviolinate in quel momento. Poi mia madre è arrivata dall’ospedale. 

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti


come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere

Quel giorno di tre anni fa ho scritto su dei fogli molto grandi, da disegno, un discorso che avrei letto il giorno dopo in chiesa. L’ho scritto perché il prete voleva leggerlo per dare il suo imprimatur, e io non sono riuscita a dire che era una pretesa assurda. Gliel’ha detto il generale dei bersaglieri di mio padre. È andato in canonica a litigare con il prete anche per me.

Il giorno dopo il prete mi ha avvicinato il microfono, non voleva che lo prendessi io. Il generale ha attraversato la navata velocemente e gliel’ha strappato di mano. Ha parlato a braccio, com’era giusto che fosse. E poi ha dato il microfono a me, che ho parlato a braccio, com’era giusto che fosse. Ho letto le frasi di qualcun altro e poi ho detto:«non è cambiato niente, ed è cambiato tutto».

A tenere la bara di mio padre, quattro bersaglieri in alta uniforme. Il generale non lo sapeva. Un suo collega mi si è avvicinato e mi ha detto sottovoce: «non lo sapeva nessuno. Abbiamo chiesto un permesso speciale». Gli è scappato da ridere.

Il generale di mio padre, Carlo, mi regalò Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi. Fu un regalo crudelmente giusto. Trovai delle affinità fortissime con mio padre, e con questa figlia che cercava di ricostruire la vita del padre liberandola dal martirio e dalla santificazione che in Italia è un brutto vizietto cucito su tutti i morti.

Oggi è il diciotto novembre duemiladodici e non credevo sarebbe mai arrivato. Credevo che il mondo si sarebbe fermato. Non sto esagerando.

Non ho ancora annullato il battesimo. Oggi vedrò lo stesso prete che il giorno del funerale, prima di fare la scenetta del microfono, sbagliò il mio nome. Mi chiamò Cristina, facendomi ridere quando lo credevo meno possibile. S’incazzarono tutti, io pensai che era giusto così: non mi aveva mai visto in vita sua, poveraccio.

Da allora ho fatto molti lavori pagati e non, mi sono laureata con una tesi sul dolore nella logica che ha incuriosito perfino la mia rigida correlatrice kierkegaardiana (che naturalmente fraintese tutto quello che avevo scritto), ho lasciato Venezia, sono approdata a Roma, ho cambiato tre case, mi sono rasata i capelli, li ho fatti ricrescere, ho scoperto nomi e cose nuove. In questo momento sto cercando di diventare adulta restando umana. Per farlo cerco di liberare dal rancore i miei ricordi e le cose che vivo, e mi ripeto che niente è irreparabile tranne la morte, e quindi non serve fare tanto rumore attorno alle scelte, basta farle e basta. È difficile, a tratti, ma con pazienza ce la si fa.

Parlo ancora con mio padre, anche se è difficile essere più atea di me. Le due cose non mi paiono in contraddizione. Ho avuto modo di capire molto chiaramente che la realtà non è scientifica, o meglio che la scienza non si basa su certezze ma solo su probabilità, come il mondo. Esistono molte cose che non posso vedere. Non sto dicendo che mio padre è come le onde radio: è qualcosa di molto più forte, senza il quale non esisterei, verso il quale sento materialmente la forza di un abbraccio. Una persona che dal primo capello all’ultima unghia del piede riassumeva molti universi che non aveva difficoltà a condividere con noi.

Ho capito in questi anni che cinque meno uno è diverso da quattro, e che noi quattro siamo stati fortunati ad avere una persona così vicina. Che saremo sempre cinque meno uno, e insieme quell’uno c’è ancora molto forte in tutti noi. In questo senso siamo forti, nella debolezza: la morte non ci ha tolto tutto, perché mio padre ha seminato (non in quanto padre ma in quanto persona straordinaria), e noi stiamo crescendo.

Le cose brutte in senso assoluto non esistono. Noi siamo qui, e pensare che oggi sia un giorno triste è un’idea falsa e da baciapile. Nessuno prende peggio la morte di un cattolico osservante, questa è un’altra cosa che ho capito molto bene.

Rapían gli amici una favilla al Sole
a illuminar la sotterranea notte,
perché gli occhi dell’uom cercan morendo
il Sole; e tutti l’ultimo sospiro
mandano i petti alla fuggente luce.

Avevo ragione, quel pomeriggio di fronte a una chiesa gremita di gente: è cambiato tutto, e non è cambiato niente.

Quanti cavalli hai tu seduto alla porta
tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto
la notte non ha bisogno
la notte fa benissimo a meno del tuo concerto
ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo?

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse “Vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male”

Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini
e non ficcare il naso negli affari miei
e non venirmi a dire “Preferisco un poeta,
preferisco un poeta ad un poeta sconfitto”

Ma se ci tieni tanto poi baciarmi ogni volta che vuoi.


(Le immagini sono di Hundterwasser, che progettò il cimitero giardino a cui penso tutte le volte che cammino sulla ghiaia ostile e tocco le lapidi fredde.)

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4 thoughts on “The great beyond

  1. saveria ha detto:

    grazie per averci regalato ricordi vivi, immagini , pensieri ma soprattutto grandi emozioni nel ricordo di zio Giorgio .
    un abbraccio Saveria

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