Còre, Matto e disperatissimo, Nord-est

I have to tell you this ‘cause my heart goes wild.



C’era il concerto di Paolo Conte e io ero sul ghiaino a chiacchierare con Giorgio. Gli ho detto «Giorgio, l’ombelichismo bloggaro ha fatto il suo tempo!»
Oggi lui pubblica un brano sul nudismo internautico. E io spezzo una lancia a favore di un diverso tipo di pudore: quello dell’intimità.

Oggi sto male. Qualche anno fa la soluzione sarebbe stata scrivere sul blog qualcosa di getto, che in virtù del mito montato sull’ispirazione avrebbe avuto una sua dignità. Allo stesso tempo, però, non sarei mai stata troppo specifica rispetto ai fatti miei su internet: per questa ragione molti dei pezzi che scrivevo erano fumosi e poco intellegibili, in definitiva un solipsismo senza una forma definita.

C’è voluto uno scrittore vero a farmi capire che spesso mi prendevo per il culo quando scrivevo. Si chiama Francesco Pacifico e sa il fatto suo.


Era proprio quando pensavo al problema del solipsismo che la vecchia me sbottava «ma se ci rinuncio la mia debordante sensibilità che fine farà?»
La debordante sensibilità mia e di chiunque sta in quello che io e chiunque facciamo nella nostra vita pubblica. Le cose che si sa unire con un filo, i ragionamenti resi cristallini, la propria voce. Scrivere serve a dire qualcosa. Scrivere è un servizio pubblico, anche quando si tratta di un blog — ogni parola si dica, deve portare a qualcosa di più chiaro, più netto. Veicolare contenuti. Lavorare sullo stile. Parlare è una responsabilità.

Una volta pensavo di essere severa con me stessa, e invece fumavo. Oggi quando mi sento minuscola di fronte a tutto il resto penso che un giorno mi chiuderò a scrivere da sola, in silenzio. Questo pensiero è fisso in me da anni e un giorno sarà più di un ninnolo, ma credo ci vorrà ancora del tempo. Per ora mi fido di chi è giusto fidarsi. Quando diceva «di ciò di cui non si può parlare si deve tacere» si riferiva a qualcosa che in altra sede definisce la meraviglia del mondo. Il senso di sorpresa che riveste l’esistenza di ognuno ma che non si può esprimere, perché farlo sarebbe insensato.

È esattamente come mi sento, oggi. Non si può dire.

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