Còre, Matto e disperatissimo, Sud-est, Testaccia mia, boccaccia mia

Quella di un lungo viaggio

 

Nella mia valigia
manca sempre qualcosa.
Anche se mi inginocchio su di lei
per riuscire a chiuderla.
Scricchiola, si piega:
penso che non sono magra abbastanza.
Porto con me lo stagismo di stato,
libri su che vuol dire romanzo
e che vuol dire scrivere,
echi di polemiche su un paese
una volta fatto di illetterati
una volta culla d’arte.
Se ancora non guadagno da ciò che amo
farò l’adolescente ancora per un po’.


Ho visto persone piene
riempire spazi troppo piccoli.
Per un effetto visivo
se appiccichi qualcosa su un muro
sembrerà più grande.
Particolareggiare il vuoto.
Nuotarci dentro.
Far uscire dal naso delle piccole, coraggiose bolle.
A nobilitare l’uomo dovrebbe essere
rendere il lavoro una vocazione.

Quest’anno la mia strada è stata breve
ma così piena
da sembrare lunghissima.
Muro bianco.
Cose appiccicate.
È normale.

Mi dico che è normale e giusto così.
La valigia scricchiola.
Ci manca sempre qualcosa,
come a me.

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Còre, Matto e disperatissimo, Nord-est, Sud-est

Uroboros

Al corso Oblique uno degli esercizi era la preparazione di una rassegna stampa a tema libero. Io ne preparai una sulla questione sessuale nella young adult fiction, piacque ai miei insegnanti e fu messa tra i contenuti del sito.
Grazie a quella rassegna stampa ho conosciuto Federico Novaro, che ho poi continuato a leggere con ammirazione. Oggi è passato quasi un anno e ho letto un bell’articolo di Matteo B. Bianchi che potrebbe riaprire la discussione sull’orientamento sessuale nella letteratura, su quanto pesi, quanto non pesi, quanto sia un’etichetta e quindi una costrizione. Matteo B. Bianchi è stato uno dei primi scrittori con cui ho parlato, quando ero adolescente, leggevo «Linus» e amavo come scriveva. Era venuto a fare un fight reading a Pordenonelegge con Valerio Millefoglie, che sempre su «Linus» aveva scritto un racconto memorabile, Nunchaku Love, che rilessi moltissime volte e che spero di ritrovare nel mio piccolo archivio friulano appena tornerò a casa. Ricordo che mi avvicinai a Matteo B. Bianchi senza neanche sapere cosa volevo dirgli, facendogli dei timidissimi, ma per me estremamente necessari, complimenti, e lui fu davvero gentile con me.
Valerio Millefoglie sarà tra gli ospiti di Pigneto spazio aperto, un festival a cui partecipa il Circolo dei lettori Fortebraccio, di cui faccio parte anch’io. Chissà se riuscirò ad andare a fargli dei timidissimi ed estremamente necessari complimenti.

Il mondo attorno a me sembra sempre di più un cerchio di elastici collegati che tirano, rilasciano e rimbalzano idee. E tutto sommato, per quanto non sia tipa da mentalismi e accezioni anticorporali, mi piace pensare che posso mangiare con gli occhi parole belle, e conoscere chi le sa scrivere, e accendere idee nuove, sempre più acuminate. Oggi penso che è per questo che ho scelto una strada sbilenca, che è difficile da spiegare a molte persone e a volte anche a me. Non mi piacciono tutti i libri. Non penso che i libri siano un bene assoluto. Non mi piacciono neanche tutte le idee. Mi piacciono le idee e i libri che mi fanno riconoscere qualcosa di universale negli altri (sono queste che permettono di rendere tutto collegabile, somiglianze di famiglia fatte di occhi che ridono), mi piacciono le idee e i libri che mi fanno scoppiare d’invidia per chi ha pensato o fatto quelle cose, mi piacciono le idee e i libri che alzano l’asticella della vita.


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