Corpo, Sud-est, Testaccia mia, boccaccia mia

BECAUSE we are angry at a society that tells us Girl=Dumb, Girl=Bad, Girl=Weak.

Porci con le ali

Laura era magra come un chiodo, con i capelli neri liscissimi sempre legati e il reticolo delle vene ben visibile sotto le tempie. Portava sempre i jeans, sempre appesi con una cintura rossa alle ossa dei fianchi – a volte, da sotto la canottiera, affiorava un po’ della pelle tesa attorno all’ombelico, e la parabola stretta e concava del suo addome mi pareva una forma geometrica disegnata con autocad. In quel periodo bazzicavo architetti e lei era tra questi, dalle Canarie allo IUAV: «non ci chiamiamo canarini e neanche spagnoli, siamo canarios».
Il suo aspetto da preadolescente non le impediva di avere una sensualità diretta, forte, proiettata attorno dagli occhi neri a mandorla e da un italiano spagnoleggiante e arrotato. Usava bene le sue armi, e quando fumava sembrava l’unica al mondo con una sigaretta in mano. Mi piaceva da morire, e mi avvicinavo a lei con un po’ di soggezione; era amichevole e a tratti materna con me, in assetto protettivo verso la piccola del gruppo.
Con le mani scavate e le dita lunghe stringeva il bicchierino di bianco e la tartina al baccalà mantecato, quella mattina che con le bollicine nel naso e l’allegria dei compagni di bevute abbiamo avuto una discussione semiseria sulle differenze linguistiche nel vocabolario sessuale tra italiano e spagnolo. È stata lei a sottolineare la differenza di genere tra le due lingue: «ho osservato come voi italiani dite “attaccati al cazzo”, “non rompere i coglioni”, e anche quando dovete imprecare dite “cazzo”. Qui a Venezia è tutto un “t’à sboro”. Noi invece usiamo coño come intercalare: da donna posso dire comeme el coño a chi mi dà fastidio. Si può dire che l’italiano è una lingua fallica mentre noi siamo vulvari? Sarebbe bello uno scambio linguistico per portare un po’ di parità.»
Oggi ho scoperto che c’è anche una pagina wikipedia dedicata alla patata spagnola, che traduce coño in fuck. Gli anglofoni non parteggiano e preferiscono l’azione, insomma.

Penso che sia giusto sollevare la questione della violenza sulle donne. Mi sento in difficoltà tutti i giorni, quando esco di casa e vengo apostrofata da uno o più trogloditi, e so che più farà caldo peggio andranno le cose. Ho pensato davvero spesso che mi piacerebbe saper menare le mani: a volte ho avuto paura, e come giustamente sottolinea Bordone potrei raccontare molti episodi di invasione indebita di campo da parte di sconosciuti, e per “invasione indebita di campo” intendo anche l’esibizionista che mi ha mostrato i gioielli quando stavo tornando dal ginnasio, a mezzogiorno, in una strada deserta del mio paesello di diecimila anime. Non avevo mai visto un pene a parte quelli dei miei fratellini al mare, e lui mi disse «lo vuoi?» mentre io capivo cosa mi stava facendo vedere e diventavo di sale.
So che non è questo il punto, ma quanto era probabile che io rispondessi «Certo che lo voglio. Adesso salgo nella tua macchina e me lo prendo»? Quante possibilità ci sono, oggi, che io risponda a un uomo che mi fischia per strada cose che non siano male parole? No, non rispondo agli scimmioni, faccio sempre la parte della giovane donna sorda. Ma solo perché sono piccolina e ho paura. Altrimenti farei volare un sacco di pizze – ovvero il film mentale con cui mi consolo tutte le volte che qualcuno mi fa vergognare di essere una ragazza.
Ecco, il punto è questo: la vergogna che si prova dopo e che mi fa ingobbire e coprire con lo scialle che mi porto sempre dietro e pensare «perché ho messo questo vestito oggi?», anche se solo per un secondo.

A quattordici anni (poco dopo la piazzata del maniaco) ho avuto uno screzio con i miei genitori: non volevano che leggessi Porci con le ali. Li ho chiamati Torquemada e mi sono finita il libro in un pomeriggio. Ho sempre portato le minigonne, anche quando non ero magra come oggi; e penso sia tanto maschilista chi mi fischia per strada quanto chi mi tratta in modo affettato per questo. La minigonna non l’ho messa per te, l’ho messa perché mi piace e sono cosciente di essere carina. Se ti piaccio ci puoi provare con me, rifiuterò con garbo. Tutto il resto è sforare, tanto quanto sforano le bacchettone per cui minigonna=donna vittima del mercimonio capitalistico — credo il mondo sia pieno di donne maschiliste, e tra queste ci sono alcune femministe coi baffi che mi hanno trattato con sufficienza perché mi trucco, mi piace comprare vestiti e porto scarpe alte. Ora scusate, vado a trasformare i miei jeans in un bel paio di shorts.

Alcuni miei amici correggono le bozze per una casa editrice che, tra le altre cose, pubblica harmony a tinte forti per donne sole. Si sono rovinati gli occhi a furia di alabarde che sfondano portoni, fiori bagnati di rugiada, cavalli possenti che s’imbizzarriscono. Ora, posto che queste metafore sono così trite che fuori da Trieste il termine “alabarda” significa solo “cazzo”, mi chiedo perché ci siano donne che abbiano bisogno di questo sesso, e credo che la cosa sia legata alle riflessioni qua sopra. A me piace il sesso fatto e descritto in un certo modo: mi piace Tondelli e Porci con le ali, mi piacciono le donne di Fellini e lo sguardo marpione di Tognazzi. Mi piace il realismo, anche sboccato, se gestito bene. Ad Anaïs Nin e Miller ho preferito il caro Ginsberg. Naturalmente per me, su tutti, il romanzo erotico per eccellenza resta Lolita. Quello che voglio dire è che è giusto parlare di sesso: è giusto farlo chiamando le cose con il loro nome, o anche scherzandoci sopra, ma metterci un velo – che sia una polemica sulla minigonna o una similitudine orripilante – è stupido e controproducente, soprattutto per noi donne che siamo sempre puttane o suore. Non parlarne, non affrontarlo e non vederlo come una parte bella e divertente della vita è sintomo di quella vergogna strisciante che permette ad alcuni uomini di urlarci «A’ fata» per strada e sentirsi perfettamente normali. Parlare di sesso, viverlo serenamente e gioiosamente, è quello che può permetterci di zittire con un comeme el coño chi ci infastidisce, senza farci scalfire.

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6 thoughts on “BECAUSE we are angry at a society that tells us Girl=Dumb, Girl=Bad, Girl=Weak.

  1. Giorgio Jannis ha detto:

    Vabbè, ma ogni tanto all’urlaccio del collione di turno fai tre passi come se stessi giocando a campana, o grattati un’ascella, non so, disloca surreale (ma eviterei il dito perché ricadi lì). E’ per quella questione del “libbberatorio”

  2. Chiara ha detto:

    “Ma su, te la prendi troppo, stai esagerando, alla fine è un complimento, dovresti essere contenta”

    Grazie, Primo Stronzo, di farmi prontamente sapere cosa pensi della mia pubblica immagine, mentre cammino per strada. Sono uscita di casa solo nella speranza di incontrarti. Mi sento lusingata dal tuo commento. Mi sento riconosciuta nella mia prerogativa principale: camminare per strada al fine di venire valutata da te e dal tuo indubbio gusto in fatto di attributi sessuali.
    Grazie, Primo Stronzo: il tuo “anvedi che fregna” mi fa esser sicura del mio posto nel mondo.

    (Oggi su Jezebel c’è un articolo proprio su questo argomento. Il loro consiglio: confront your harrasser)

    Chiara

      • grazie. pezzone, e poi c’è link a rookie che è il miglior blog per ragazze, indeed.
        sono proprio sul pezzo: oggi un vecchio viscidone mi ha chiesto “abiti in zona? sei molto graziosa.” io ho risposto “sono fatti miei dove abito”. e lui “di che segno sei?” e io “anche questi sono fatti miei.” non aveva neanche iniziato a dire “ma che cazzo…” che le automobili dietro di lui hanno iniziato a clacsonare in coro per farlo ripartire. Io nel frattempo mi ero rimessa le cuffie. è una piccola consolazione pensare che i maniaci continueranno ad esserci, ma almeno oggi ho risposto a uno di questi. poi penso al libello “la sicurezza è un lusso che vogliamo permetterci”, distribuito gratuitamente dal comune di roma in tutte le metropolitane, e penso che da questa amministrazione non posso aspettarmi nulla se non un “ti sei messa la minigonna, te la sei voluta.”

  3. Marco ha detto:

    Forse non sarà del tutto attinente con il tema del post, ma ho pensato cose simili vedendo ‘comizi d’amore’ di Pasolini(word mi corregge con ‘pisolini’).
    Penso che in varie maniere si sia fatta una grande repressione per tutto ciò che è ‘corpo’ e che c’entra con la sessualità, la pulsione fisica, le voglie. In primis la religione cristiana. Ma non si tolgono dall’elenco nemmeno tutte quelle idee che vedono nelle passioni, i vizi dell’anima. Cosa se non l’amore(in tutte le sue forme, da fisico a metafisico) è una delle grandi forze che muovono l’uomo. Intendo l’amore come forza “metastorica”, connaturata alla vita. E mi chiedo anche cosa comporti reprimere(nella molteplicità di forme con cui si è fatto ciò) questa forza. E penso che l’urlare dal finestrino “bella gnocca!!” sia solo la superficie di un problema enorme.
    L’espressione dello sfogo di quella forza, incontenibile.
    Sarebbe interessante capire poi quanto è collegato ciò con la violenza e il potere.
    Mi scuso se ho divagato troppo.
    Ma leggendo non ho potuto non rispondere.

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