Còre, Sud-est

Cammino cammino cammino cammino

È da molto tempo che non scrivo su un blog.

Negli ultimi anni (un paio) me la sono sentita solo di scrivere status message al vetriolo su facebook.

Prima avevo un blog in cui ho detto cose molto grosse. Diciamo che all’inizio non era così, scrivevo anche cose che facevano piuttosto ridere, ma poi la mia vita ha ricevuto un paio di mazzate serie. Di conseguenza il sito ha visto un tracollo intimista, molto sentito e molto bello ma che è diventato per me una specie di rete da pesca. Mi sono accorta di non essere una sogliola. È stato piuttosto difficile capire cosa fossi, una rete può avere il suo fascino anche se stringe.

Ho pensato spesso che avessi smesso di scrivere per tacere tutte le cose troppo grandi dentro e fuori di me, in un sussulto wittgensteiniano che mi galvanizzava. Mi è stato poi detto che identificarmi con Wittgenstein potrebbe essere un atteggiamento anti-filosofico, e siccome studio filosofia mi starei dando la zappa sui piedi. A poco è servito dire che Wittgenstein è stato un filosofo atipico e sfaccettato: sempre una persona era, con le sue ossessioni. Sono atea, sparo a zero sui dogmi: l’olimpo personale va bene fino a un certo punto. Forse — in realtà questa lettura delle cose è troppo razionalista per me, ma per ora diamola per buona.

Ho pensato anche che le cose troppo grandi eccetera eccetera di cui sopra, un giorno, sarebbero esplose naturalmente in uno scritto lungo e torrenziale. Questa cosa, in parte e privatamente, succedeva quando avevo un blog: avevo una doppia scrittura, privata e pubblica. Poi è arrivato il silenzio da entrambi i fronti. Le cose troppo grandi apparivano in superficie, nella vita di tutti i giorni, sotto forma di commenti sprezzanti, attacchi di gastrite nervosa o incubi.

Ho pensato molte cose: di essere una persona timida, di non essere esattamente timida ma di sicuro schiva, anche se il fatto che indossi minigonne e mi trucchi fa pensare a molte persone che non sia così. Ho poi concluso con me stessa che questi ragionamenti sono universali. Ho pensato che non voglio vedere il mondo intorno a me come qualcosa a cui oppormi, anche se questo atteggiamento idiota è spesso una buona soluzione passeggera.

Tutto questo per dire che qualche giorno fa mi sono svegliata alle sei. Ho preso la bicicletta e ho fatto venti chilometri con il vento sferzante, il cielo pieno della bruma fresca della mattina presto e il corpo pieno di gratitudine. Penso che quest’immagine sia un’istantanea esaustiva di ogni mio ritorno a casa, e di come mi sento.

Ci sono altri due motivi per cui sto scrivendo questo primo pezzo di questo nuovo sito di cui non so nulla (men che meno quanto durerà o di cosa parlerà — dio ti prego salvami dalla tentazione di parlare vagamente del mio ombelico, anche se penso di esserci già caduta): il primo motivo è un’amica che mi ha rivelato qualche tempo fa davanti a una birra che durante i tempi d’oro dei blog avrebbe voluto aprire un’agenzia letteraria con me tra gli autori. Sebbene abbia ricevuto molte stroncature rispetto alla mia scrittura negli ultimi tempi, quella frase è stata una vera carezza (al mio egocentrismo, naturalmente, ma anche a qualcosa di più fondo).
L’altro motivo  per cui sto scrivendo questo primo pezzo in questa cosa che non si capisce bene cosa sia o cosa sarà è che al liceo — begli anni in cui non capivo un cazzo, un po’ come per tutti, ma che per me sono stati anche qualcosa di più — avevo un’amica che sapeva fare tante cose bene, e in modo diverso dagli altri. Quest’amica c’è ancora e anche se abitiamo lontane lei lascia tracce nell’etere, grazie a un blog personale e uno collettivo (quest’ultimo è diventato anche un giornale, e una collana editoriale: la mia amica non ha smesso di fare tante cose bene, e in modo diverso dagli altri). Sono felice di leggere le sue parole quando non sono vicina. Non solo per tenermi aggiornata sulla sua vita, ma soprattutto per avere uno sguardo sulla sua veloce e indefessa attività cerebrale e d’animo. Mi sono ricordata che mi piaceva rileggere qualcosa anche dei miei passi mentali, e ho sentito la mancanza dello sforzo di scrivere qualcosa di molto difficile. Ho pensato che forse fosse giusto che anche lei potesse leggere cosa pensavo — visto che credo sempre di più che con un amico non si parla del più e del meno.

Sono stata forse un po’ presuntuosa, però sono qui, ho i capelli a scodella, devo fare la valigia e andare in posta, e questo pomeriggio tornerò nella mia nuova casa, in una camera pentagonale. Penso che troverò cose da appuntare. Ho chiamato questo sito come un autobus. Vediamo dove porta.

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